Asta 153 / Lotto n° 626
Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia, entro cornice. L’opera è da mettere in relazione con il grande telero eseguito da Sebastiano Ricci per la chiesa dei Santi Cosma e Damiano alla Giudecca. A seguito delle soppressioni napoleoniche, il dipinto divenne di proprietà statale. Temporaneamente collocato nel deposito dell’ex-Commedia di Malta, nel 1841 venne trasferito a San Vito d’Asolo, dove rimase fino al 1906, quando fu nuovamente trasferito a Venezia. Qui trovò sistemazione per qualche tempo all'interno della sagrestia di Santo Stefano e in seguito entrò a far parte delle Gallerie dell’Accademia. Nel 1957, si è deciso di concederlo in deposito alla Fondazione Giorgio Cini, dove è tuttora conservato in una delle sue sale. Per quanto riguarda l’attribuzione e la cronologia, è fondamentale fare riferimento a quanto annotava già Antonio Maria Zanetti nel 1733. Egli ricordava infatti come Sebastiano Ricci avesse lavorato a quattro mani con il nipote Marco, affidando a quest’ultimo la realizzazione delle parti di paesaggio. Questo dato offre inoltre un importante punto di riferimento per la datazione della tela. La scomparsa di Marco Ricci, avvenuta nel gennaio del 1730, rappresenta infatti il termine ultimo entro il quale collocare l’esecuzione del dipinto, generalmente datato intorno al 1728. A testimonianza del successo della composizione, sono note alcune versioni: San Pietroburgo, Museo dell'Ermitage; Ubicazione ignota (fototeca Zeri); Londra, Sotheby's, 2 nov. 2000 (già Londra, Sotheby's, 16 dic. 1999; già New York, Sotheby's, 12 gen. 1995). Il bozzetto preparatorio, con varianti, è invece conservato a Londra nella collezione reale ad Hampton Court Palace, di cui se ne ricorda una copia esitata a Savannah, Christie's, 6 ott. 1994 e già alla Telfair Academy of Arts and Sciences di New York.
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: cm125x192
Provenienza Monaco, Hampel, 21 marzo 2024 lot. (come ‘Sebastiano Ricci’)
Base d'asta
€ 30.000